tagli all’editoria no profit

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Il decreto che taglia i rimborsi postali per tutta l’editoria in abbonamento, ma anche per i bollettini ed il cosidetto «direct mailing» delle Organizzazioni Non Governative, è un colpo durissimo alla società civile organizzata che ha, nella comunicazione diretta con i cittadini, uno dei suoi punti di forza. La «ratio» del provvedimento è molto chiaro: azzerare per via legislativa tutte quelle organizzazioni che fanno opinione pubblica attraverso la loro comunicazione costante e, spesso, circostanziata, su una miriade di questioni che la grande stampa, per non parlare delle televisioni, non citano neanche. Se crescerà, come purtroppo avverrà, la spesa per inviare un bollettino di informazione, o chiedere fondi per il finanziamento di azioni di solidarietà internazionale o nazionale, è chiaro che i cittadini non riceveranno più alcuna informazione, poniamo sull’entità del traffico di esseri umani sul pianeta o sulla condizione di un certo parco in Amazzonia, o nulla più verrà loro comunicato rispetto all’aumento delle nuove povertà nel nostro Paese. Il decreto è dunque un’azione politica di killeraggio ben chiara e funzionante che, senza nessuna giustificazione economica degna di questo nome, vorrebbe «de facto» azzerare migliaia di voci libere ed in controtendenza rispetto al «va tutto bene madama la Marchesa». Ma c’è di più: dato che da anni i fondi per la cooperazione allo sviluppo nel nostro Paese sono ridotti a qualche milione di euro, e che le Ong internazionali presenti in Italia hanno sviluppato un efficace ed efficiente sistema di raccolta fondi attraverso i loro bollettini a domicilio, questo decreto ridurrà verso lo zero le somme complessive che, non solo l’Italia, ma i cittadini italiani, sino ad ora molto più generosi e consapevoli del loro Governo, hanno affidato a questo sistema per sostenere la ricostruzione di Haiti, l’inserimento civile degli ex bambini soldato del Congo, la salvaguardia di specie in via di estinzione, e vi enumerando. Se il decreto non verrà ritirato o modificato radicalmente, come faceva notare il manifesto, rimarrà solo l’informazione televisiva, cioè quella legata alle emergenze mediatizzate e mediatizzabili che fanno emergere in primis gli attori che devono primeggiare sotto i riflettori, secondo scelte dettate non certo dagli interessi dei più deboli ma dalla geomediatica dei più forti. In altre parole, questo ulteriore squilibrio in favore di un mezzo così propagandistico e sempre più volgare come la televisione, aumenta il gradiente di spettacolarizzazione anche delle grandi emergenze umanitarie, costringendo gli attori indipendenti, a sottostare ai tempi di questo tipo di informazione, spesso a scapito non solo della sua completezza ma anche dell’efficacia dell’azione. Se solo ciò che si vede esiste, diventa difficile chiedere sostegno per ciò che non si vede, e se a questo aggiungiamo la negazione di un altro tipo di informazione complementare, attraverso la crescita delle tariffe postali, il gioco è fatto. La geomediatica è questo: la capacità di orientare l’opinione pubblica in materia di aiuti internazionali attraverso le immagini. In altre parole, se oggi voglio intervenire in Sudan perché ho bisogno dell’uranio che c’è li, posso inventarmi o riscoprire una vecchia crisi umanitaria e, mostrandola ossessivamente in televisione, convincere i cittadini che bisogna intervenire, magari con l’esercito in modalità umanitaria o con le Ong che condividono questa impostazione; viceversa, se la zona non mi interessa, basta cancellarla dai palinsesti. Se sparisce la contro informazione, o semplicemente l’informazione che attraverso i bollettini arriva a chi se li vuole leggere col tempo e la riflessione adeguati, rimarrà solo ciò che i signori de tubo catodico vorranno rimanga. Chiediamo a gran voce che questo decreto venga ritirato e si ripristinino le condizioni di agibilità e di libertà di informazione pubblica che le tariffe agevolate sostenevano. Raffaele K. Salinari, Presidente Terre des Hommes

Pubblicato sul manifesto del 8-4-2010