Oro dal Piombo da Alias 26 luglio 2025

Oro dal Piombo da Alias 26 luglio 2025

Qualche tempo fa il CERN di Ginevra ha annunciato di aver prodotto l’oro dal piombo e, naturalmente, è stata citata l’alchimia, antica scienza tradizionale che sarebbe stata finalmente superata dalla potenza della fisica contemporanea. Gli alchimisti, che dai tempi dell’antico Egitto sino ai giorni nostri, sono ancora impegnati nella trasmutazione dei metalli, sarebbero così rimasti disoccupati, il loro lavoro oramai superato come quello dell’arrotino o dell’ombrellaio. Molta superficiale ironia, dunque, ha commentato questo importante esperimento scientifico, la cui essenza, invece, non ha fatto altro che comprovare ancora più chiaramente l’antica intuizione degli ermetisti.
L’unità della materia
Cosa è successo nel laboratorio del CERN? Due atomi di piombo si sono sfiorati mentre viaggiavano in direzione opposta a velocità di poco inferiore a quella della luce nel lungo anello del LHC (Large Hadron Collider) che con i suoi 27 chilometri di circonferenza permette queste tremende accelerazioni, ed ancora più tremendi impatti tra particelle. Nello specifico i due atomi di piombo, sfiorandosi in queste condizioni hanno ognuno, nella collisione, perso una triade di elettroni, e sono dunque diventati atomi di oro, dato che i due elementi hanno per numero atomico rispettivamente di 82 e 79. Nella Tavola Periodica degli Elementi, che si studia in chimica, la vicinanza strutturale dei due atomi si nota con evidenza ma, forse ancora più evocativa della pratica alchemica, è la relazione ancora più stretta, un solo protone di differenza, tra l’oro e il mercurio, ritenuto da sempre, insieme al piombo appunto, il metallo di partenza della Grande Opera. A questo punto suggeriremmo agli scienziati del CERN di provare con il mercurio lo stesso esperimento: certamente la resa sarà maggiore.
E allora, dal punto di vista della Tradizione esoterica, la notizia del CERN si presenta come una chiara conferma del principio fondamentale sul quale si basa l’alchimia: l’unità essenziale della materia, oggi più che ipotizzata all’interno della fisica delle particelle che afferma come alla base di tutto ciò che esiste ci potrebbero essere quanti di una energia comune che, vibrando in modalità differenti, darebbe corpo alle varie particelle che compongono il cosmo. Questa è dunque l’intuizione, nata ben prima della prova sperimentale, che ha permesso già molti secoli or sono agli alchimisti di individuare nel mercurio e nel piombo i metalli di partenza di una possibile trasmutazione.
La vibrazione fondamentale
Continuando a seguire il parallelismo tra fisica quantistica ed alchimia, evidenziamo come ancora più antica sia l’intuizione ermetica dell’archetipo vibratorio della materia, da cui tutto sarebbe partito ed al quale tutto, un giorno, tornerà per rinascere; a questo proposito basti solo pensare al primo verso del Genesi: «In principio era il Logos, e il Logos era presso Dio, e il Logos era Dio. Egli era a principio presso Dio: per lui tutte le cose furono» (Giovanni I, 1-3) oppure, nell’Induismo, al ruolo di «vibrazione primordiale» che si riferisce alla sillaba sacra «Om», considerato il suono fondamentale da cui è nato l’universo. Questa è vista come l’essenza della realtà ultima, la base della creazione e dunque della provenienza di tutta la natura dalla Verità Ultima.
Questa sostanza (sub-stantia) essenzialmente vibratoria del Cosmo, che polarizzandosi creai i «diecimila esseri», è ancora più palese nel Taoismo. Dice il Tao te Ching: «All’inizio vi era qualcosa di perfetto e privo di forma, prima che l’universo avesse avuto origine. È sereno. Vuoto. Solitario. Immutabile. Infinito. Eternamente presente, è la Madre dell’universo. Per mancanza di un nome migliore io lo chiamo Tao. Fluisce attraverso tutte le cose, dentro e fuori, e ritorna all’origine di tutte le cose. Il Tao è grande, l’universo è grande, la Terra è grande, l’uomo è grande. Questi sono i quattro grandi poteri. L’uomo segue la terra, la Terra segue l’universo, l’universo segue il Tao. Il Tao segue solamente sé stesso».
Anche gli antichi cinesi si chiesero quale fosse la natura del Tao prima della sua manifestazione. Ed ecco che, a questa domanda cosmogonica e cosmologica, viene risposto che il Tao si manifesta attraverso un processo duale e successivamente plurale della sua energia. Questa energia primordiale, increata, eterna, che successivamente si polarizza nelle sue parti Yin e Yang, è il wuji, energia allo stato puro, cioè non ancora manifesta, priva di spazio e tempo. Il prefisso wu indica assenza, negazione, mancanza, (come i Wu-Ming: senza nome) mentre ji significa polo, polarità. Wuji significa dunque assenza di differenziazione, stato unitario. In altre parole la materia originaria del Big Bang che poi diede origine alle varie particelle con massa, prima tra tutte il bosone di Higgs e, conseguentemente, allo spazio-tempo.
L’antica Grecia
Il principio dell’unità della materia e della vibrazione fondamentale che la produce è dunque antico quanto le varie correnti filosofiche che conosciamo, sia in Oriente che in Occidente, anzi era lo scopo stesso della loro ricerca filosofica: nell’antica Grecia, ad esempio, la scuola Ionica preconizzava l’archè, cioè l’origine di tutto, in uno dei quattro elementi che poi sono stati adottati dall’alchimia come base simbolica per le sue operazioni di trasmutazione: l’acqua, l’aria, la terra ed il fuoco, ed il quinto elemento che li sommava tutti, la quintessenza. A questo proposito un divertente rimando è all’omonimo film di Luc Besson con Bruce Willis e Milla Jovovich. E mentre per Pitagora quest’archè era il numero, Platone nel Timeo riprende a suo modo l’impostazione pitagorica ipotizzando che esso si ipostatizzasse in quattro corpi perfetti, omettendo il quinto elemento, la quintessenza appunto, per la quale non aveva nessuna descrizione che la potesse tramutare in un solido regolare come per gli altri quattro.
Aristotele poi afferma come questi quattro elementi si possano trasformare l’uno nell’altro in una sorta di ciclo, avendo a due a due almeno una caratteristica comune tra quelle da lui elencate: freddo, secco, caldo, umido. E così la terra era dominata dal freddo e dal secco, l’acqua era caratterizzata dal freddo e dall’umido, l’aria era regolata dal caldo e dall’umido ed infine il fuoco, caratterizzato dal caldo e dal secco. Ecco allora il principio della trasmutazione: se un elemento si trova in equilibrio tra i principi, non muta; tuttavia, se un elemento acquisisce un principio in eccesso o diminuisce un altro, si trasforma in un altro elemento. Ad esempio, se l’acqua (freddo e umido) acquisisce più caldo, diventa aria (caldo e umido). In sintesi: la trasmutazione, secondo Aristotele, è il risultato di un cambiamento nell’equilibrio dei principi fondamentali (caldo, freddo, secco, umido) che compongono un elemento.
Da Aristotele deriva poi, nella pratica alchemica, anche la nozione fondamentale di Prima Materia, esattamente ciò che oggi si cerca di individuare sotto forma dell’energia fondamentale nella cosiddetta Teoria dei campi unificati. Non caso, in fisica quantistica, è stato ripreso anche il concetto di quintessenza che oggi tende a qualificare una possibile spiegazione dell’ipotetica Materia Oscura presente nell’universo, proposta come una quinta forza fondamentale.
Dal piombo all’oro
Ma, più ancora di tutto questo, che già ci fa capire come l’alchimia nasca da una base che intuitivamente ipotizzava l’unità della materia e dunque la possibilità che una materia si potesse trasmutare in un’altra, da sempre la metafora fondamentale dell’Opus ermetico è stata la trasmutazione del piombo in oro. Si badi bene, non del ferro o del rame o di un altro metallo, ma del piombo, esattamente ciò che è avvenuto al CERN. Ecco allora che l’intuizione ermetica viene corroborata da un esperimento, seppur di tipo quantitativo. Ed è qui la differenza radicale tra la fisica ancora legata alle misurazioni, all’utilizzo di alte energie, e l’alchimia legata all’indagine delle qualità dei corpi e non semplicemente alle loro quantità. In altre parole nei processi di trasmutazione alchemica entrano in gioco energie non ancora misurabili con i mezzi oggi a disposizione, ma che la fisica delle particelle elementari intuisce sempre più chiaramente. Dal famoso Tao della fisica di F. Capra sino alle conferenze di F. Faggin sulla coscienza universale, si compone oggi un quadro in cui non solo l’energia vibrazionale è all’origine di tutto ma che forze ancora relativamente sconosciute, alcuni direbbero sottili, possono entrare in gioco cambiando i mattoni stessi che compongono le strutture atomiche.
In conclusione possiamo affermare come l’impostazione ermetica tradizionale, iniziatica, e la fisica quantistica possano oggi comporsi in una sintesi alta e ricongiungente, che intreccia in un tessuto nuovo la trama nascosta dello spirituale all’ordito manifesto del tecnologico. Per ciò possiamo immaginare l’Arte Regia e la fisica quantistica come via via confluenti allo scopo comune di trasmutare lo spirito individuale insieme alla materia ritrovando l’unità del tutto e connettere così ogni cosa, a partire da se stessi, attraverso la liberazione della scintilla vitale contenuta in ogni cosa.

Questa scintilla vitale possiamo intenderla, come ci dicono le saggezze antiche, o i più recenti studi sulla natura quantistica delle forze che compongono i livelli dell’universo subatomico, come la forma liminale, radicalmente onnipresente ed essenziale, della coscienza stessa, e dunque non solo a livello individuale dell’Io, ma anche di quello elementare e diffuso, poiché le attraversa e unifica tutte. E allora, l’alchimia, nata nella notte dei tempi dalla «terra nera» dei primordi (al kema in arabo), ha sempre rappresentato una strada eminentemente operativo-speculativa finalizzata a ricomporre l’armonia cosmica tra l’Uno e il molteplice.

Nel libro di fantascienza Quell’orribile forza, C.S. Lewis propone alcune considerazioni a proposito dei rischi legati ad una tecnologia totalmente de-eticizzata poiché priva di ogni anelito metafisico: la conquista della natura superiore dell’uomo in un’ottica di pura tecnocrazia, diceva, corrisponderebbe al dominio di poche centinaia di uomini su miliardi e miliardi di altri uomini. Ogni nuovo potere raggiunto dall’uomo è, infatti, in questa prospettiva, anche un potere dell’uomo sull’uomo: transumano, dunque, troppo transumano, parafrasando il titolo nicciano. Anche il potere sulla natura separa l’umanità dal resto del vivente, confermano Adorno e Horkheimer nella Dialettica dell’illuminismo: «Gli uomini pagano l’accrescimento del loro potere con l’estraniazione da ciò su cui lo esercitano».
Ecco allora una prima condizione: bisogna assolutamente riconciliare materia e spirito, con scienza e coscienza di questi rischi. In questa prospettiva è interessante proporre come direttrice la visione quantistica di una coscienza universale che precede e succede a quella individuale, che, per così dire, transita attraverso di essa come potenzialmente in tutta la materia.
La via alchemica è sintetizzata da un acronimo ed un apoftegma: V.I.T.R.I.O.L. e Solve et Coagula. Il primo indica il percorso di ricerca e la meta finale: Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem, cioè visita la terra interiore (la tua interiorità) e rettificando(ti) (la retta via dantesca) troverai la pietra occulta, o meglio ciò che è occultato nella pietra; in altre parole, la verità del tuo essere nell’Essere Universale. Il secondo indica la pratica: sciogli e coagula; sembra anche qui la riproduzione degli stati quantici della materia subatomica, onda e particella. È dunque la Pietra Occulta, la Pietra Filosofale ciò che l’alchimista cerca e deve trovare dentro e fuori di lui, creando un sistema di corrispondenze con la materia operata nel suo crogiolo: la materia in trasmutazione agisce su quella dell’operatore quanto l’operatore agisce su quella della materia operata. Così la pratica alchemica tende al perfezionamento di ogni energia insita nel vivente, nel vibrante, affinché la potenza di ogni cosa possa raggiungere la sua piena maturità, la sua entelechia. E così l’alchimista non lavora solo per sé, ma per tutto il Cosmo, dato che se tutto il Cosmo non lavorasse con lui, vana sarebbe la sua Opera. Ecco perché la saggezza ermetica ci dice che, infine, tutte le pietre sono Pietre Filosofali, per chi è in grado di vedere la quintessenza smaterializzata che giace all’interno di ogni materia. Arturo Reghini, iniziato pitagorico e latomista insigne, esprime magistralmente la convergenza ermetica tra materia e spirito, coscienza individuale e coscienza universale, nonché l’ampliamento della coscienza individuale attraverso un possibile e necessario passaggio dal corporeo all’incorporeo.

Ecco, gli alchimisti hanno sempre lavorato per invocare queste forze, per organizzarle, per catalizzarle al fine di indagare l’intelligenza stessa della materia, i principi che ci legano al tutto, che fanno dell’umanità una parte relativamente consapevole di esserci. E allora, tutto questo ha delle implicazioni politiche evidenti: parliamo di quella ecologia profonda, che già Pitagora praticava nella sua scuola iniziatica, che rimette al centro del cosmo non l’uomo tolemaico ma l’uomo di Pico della Mirandola, il Dante che attraverso le peregrinazioni attraverso gli stati della sua stessa materia corporea, che riprendono in toto quelle del processo alchemico, arriva infine a transumanare, a indiarsi, a tornate parte del Tutto con la consapevolezza di esserlo. In un mondo sconvolto dalla guerra, dalla violenza contro se stessi e le altre forme del creato, questa consapevolezza diventa un programma politico radicale, rivoluzionario, ineludibile. E dunque, così osservando, ogni pietra diviene Pietra Filosofale, ogni gesto di riconciliazione con la Natura Naturata una trasmutazione verso il riconoscimento della Natura Naturans. Non a caso, di fronte all’entrate del CERN campeggia la statua di Shiva Nataraja, il danzatore cosmico che con l’energia della sua mente distrugge e crea il mondo. Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni dice l’alchimista Prospero nella Tempesta di Shakespeare, ed allora ciò che immaginiamo non solo viene prima della realtà ma la crea.
Raffaele K. Salinari

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