Gli obiettivi della guerra in Libia

Al di la del destino personale del colonnello Gheddafi, si può certo dire che gli obiettivi originari della guerra contro il suo regime siano tutti stati raggiunti: il primo era quello di far crescere nei sondaggi nazionali la popolarità declinante del presidente Sarkozy in affanno di azioni spettacolari di matrice neo-gollista, in vista delle prossime presidenziali. Una guerra, specialmente di carattere “umanitario” e con forze sproporzionate, dunque con possibilità maggiori di vittoria, perdipiù contro un personaggio ambiguo come il colonnello che aveva di fatto estromesso la Francia dagli affari libici, era proprio la mossa ideale. Non è stato difficile convincere Cameron che certo, da Conservatore, non poteva essere da meno del guerrafondaio Blair, e poi il tentenna Berlusconi che si accodava nel tentativo di far dimenticare le sue magagne personali. Adesso certamente una fetta di interessi ( petroliferi) francesi ed inglesi ( gli italiani hanno perso la rendita di posizione ) torneranno a condizionare il futuro di quel Paese, con grande soddisfazione delle Stette sorelle. Stesso obiettivo, ma in chiave minore, almeno all’inizio, per Obama, alle prese con il pantano afgano e lo stallo iracheno, in calo nei sondaggi per via della situazione interna, ma che ha visto una rimonta della sua popolarità all’indomani dell’uccisione di Osama. E dunque una partecipazione, seppure low profile, ma che adesso viene spesa come una decisa vittoria della capacità americana di “esportare la democrazia”. In aggiunta va considerato che gli USA erano totalmente fuori dai giochi libici, almeno ufficialmente, dati i trascorsi bombardamenti contro il Rais, e che adeso potranno invece mettere le mani in pasta direttamente, vedi punto precedente; certo in un momento di grande incertezza sulle fonti energetiche e la concorrenza della Cina in Africa non è poco. Oltre al sostegno agli interessi di presidenti, e degli affari delle loro multinazionali, c’era un altro obiettivo centrale: il controllo militare esterno di una delle “primavere arabe” che hanno costellato la sponda sud del Mediterraneo, a partire dal successo di quelle tunisina ed egiziana. In altre parole non si poteva certo lasciare che questa ventata di democrazia e di libertà, queste richieste di partecipazione civile e di ripristino di uno Stato di diritto anche per il mondo arabo, fossero gestite direttamente dai popoli. Meglio non dare l’dea che realmente la democrazia si costruisce dal basso, magari con rivoluzioni non violente, e che alla fine siano i cittadini a determinare il proprio destino, specie se questi popoli sono seduti sul petrolio, o fanno da cuscinetto alle masse dei “dannati della terra” come li definiva il grande Frantz Fanon, che cercano di arrivare dove li spinge la fame o la guerra. E dunque un bel semestre di bombe Nato a “sostegno” dei ribelli libici a ricordare che, senza l’Occidente, non si va da nessuna parte, tantomeno verso la democrazia. Ultimo obiettivo, ma non per importanza, la creazione di un’area di ulteriore destabilizzazione di bassa intensità in una zona strategica come la Libia, per posizionare nuove basi militari, dispiegare altri contingenti umanitari, ed avere a disposizione un altro deserto in cui esercitarsi alla guerriglia preventiva contro insurrezionale, magari per “prevenire” rivoluzioni inaccettabili, come in Quatar o Arabia saudita. Non bisogna mai dimenticare che ogni raid aereo, non solo costa in termini di soldi, distruzioni, e vite umane, ma altresì contribuisce ad aumentare la precisione degli strumenti di morte, esattamente come la sperimentazione sull’uomo, vedi le multinazionali in Africa ed Asia, è più efficace di quella sulle cavie di laboratorio. Forse per questo non si è ancora giunti alla naturale sospensione dei bombardamenti sulla Libia come vorrebbe, per adesso senza ulteriori riscontri da parte delle altre forze di sinistra, anche il Segretario del PRC-FdS, Paolo Ferrero, che esprime così una visione vicina a quella delle organizzazioni per i Diritti umani ma radicalmente opposta a quella dei generali. Alla luce di tutto questo le domande di questi giorni rispetto alla “legittimità” dei presunti nuovi governanti della Libia, del loro coinvolgimento o meno nelle vicende del passato regime, appaiono per quello che sono: schermi ipocriti che coprono la volontà del Gattopardo occidentale, di continuare a trarre dalla Libia tutti i vecchi vantaggi, aggiungendone di nuovi.

Raffaele K Salinari, Presidente Terre des Hommes

 

pubblicato su Liberazione il 26-8-2011