Il “sacrificio” di Enrico Letta da Il Manifesto 19-2-2014

Se vogliamo cercare di capire, o meglio di dare un senso metapolitico, alla sostituzione di Letta da parte del segretario del suo stesso partito, dobbiamo leggerlo alla luce di un fenomeno antico, quasi archetipico, che è quello del «capro espiatorio». Di questa particolare tipologia di rito si possono, molto schematicamente, tracciare gli elementi essenziali che ritroviamo immutati nella dinamica del «sacrifico di Letta». Il primo è quello della scelta vittimaria, il cosiddetto pharmakós: il soggetto da sacrificare; il meccanismo vittimario deve essere operato su qualcuno o qualcosa in grado, col suo sacrificio, di ottenere una risoluzione che la comunità da sola non riesce ad ottenere. Secondo elemento: la «violenza unanime»; il sacrificio unifica la vittima ai sacrificatori e rende il rito collettivo sia come memoria che come catarsi. Fatte queste premesse nessun dubbio che Enrico Letta, per come ha esercitato il suo ruolo politico e anche per la sua resistenza ad abbandonarlo, fosse il prescelto. Flavio Filostrato nel suo testo Vita di Apollonio di Tiana ci narra della lapidazione del mendicante di Efeso che servì per scacciare la peste: «dopo che la vittima è stata uccisa, la crisi finisce, la pace è ristabilita… ciò che era incompiuto si compie», dice René Girard a proposito del ruolo del sacrificio. La lapidazione di Efeso è posta in essere in un periodo in cui la città è vittima di una tremenda pestilenza; ecco il presupposto fondamentale: una grave crisi, irrisolvibile attraverso le forze umane e che mette in pericolo l’esistenza stessa della comunità. Ogni ordine sociale e politico, prima ancora di essere articolato nei suoi dispositivi di controllo, fonda dunque i suoi equilibri interni su un sacrificio cruento, prima umano e poi via via di un simulacro; un gesto che codifica il rapporto tra quella comunità, la crisi da risolvere, e la vittima designata per assommare tutte le colpe. Nel cristianesimo sarà l’Eucarestia, sacramento fondatore di quella religione, a ricordarci con il mistero della vera transustanziazione del vino in sangue e del pane nella carne viva, il sacrificio del Cristo morto sulla croce per i peccati dell’umanità. La dinamica ed i protagonisti della crisi di governo, che è sostanzialmente il riflesso di quella interna al PD, di cui il segretario Renzi è solo l’officiante, sono esattamente quelli della storia di Filostrato. Dice dunque l’autore riferendo le parole di Apollonio: «Fatevi coraggio, perché oggi stesso metterò fine a questo flagello. E con tali parole condusse l’intera popolazione al teatro. Lì egli vide quello che sembrava un vecchio mendicante, il quale astutamente ammiccava gli occhi come se fosse cieco, e portava una borsa che conteneva una crosta di pane; era vestito di stracci e il suo viso era imbrattato di sudiciume. Apollonio dispose gli Efesi attorno a sé, e disse: raccogliete più pietre possibili e scagliatele contro questo nemico degli dei. Gli Efesi si domandarono che cosa volesse dire, ed erano sbigottiti dall’idea di uccidere uno straniero così palesemente miserabile, che li pregava e supplicava di avere pietà di lui. Ma Apollonio insistette e incitò gli Efesi a scagliarsi contro di lui e a non lasciarlo andare». Le analogie con ciò che succede in casa PD sono evidentissime, non ultima la mancanza di una alternativa programmatica a Letta da parte di Renzi ma, come abbiamo visto, in questa fase il movens non è il contenuto ma la forma simbolica del sacrificio. Ma, perché il sacrifico di Letta non sia inutile, è necessario dare risposta non alle questioni passate – Letta non ha fatto – ma a quelle presenti; in altre parole se la sinistra del partito non mette in fase di scelta della compagine governativa i suoi paletti in merito ad una politica radicalmente diversa da quelle precedenti, cominciando da una legge elettorale che favorisca un’opera di chiara apertura verso sinistra, e da una articolata denuncia delle compatibilità dettate dalla BCE, il gesto cruento rischia di non avere nessuna efficacia, nessun senso, perpetrando ancora ed ancora una violenza vittimaria senza fine, senza sbocco se non verso altri inutili e sanguinosi sacrifici, ovviamente quelli di chi ha già pagato.

 

Raffaele K. Salinari

 

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