Contro l’azzeramento della Ministra per le Pari Opportunità

La figura della Ministra delle Pari Opportunità non c’è più. Dopo le dimissioni della Ministra Josefa Idem, il Presidente del Consiglio Letta ha infatti deciso di scorporare le sue deleghe e dunque, di fatto, di cancellare questa figura. Diciamo subito che la ridistribuzione delle deleghe originariamente in capo alla Ministra delle Pari Opportunità ci sembra rischiosa e poco coerente con la necessità di attivare un forte centro politico ed operativo di coordinamento tra tutte le attività di analisi, contrasto e prevenzione delle violenza su bambine, adolescenti e donne, come pure era stato chiesto a gran voce da centinaia di organizzazioni, durante l’audizione generale che la Ministra aveva organizzato per raccogliere le voci, le esperienze e le proposte di quanti si occupano di questi problemi, e non solo. Nel breve lasso di tempo in cui si è espresso il suo operato, la Ministra Idem ha mandato un segnale chiaro sull’urgenza di chiamare a raccordo tutte le istituzioni per delineare insieme una strategia condivisa di contrasto della violenza di genere. Parole chiave come ‘prevenzione’ ed ‘educazione ad una cultura del rispetto dell’altro’ erano emerse in chiaro anche dalla prima riunione del tavolo interistituzionale contro la violenza, neo costituito e voluto dalla Ministra. Ci chiediamo che ne sarà ora di questo lavoro che, seppur agli inizi, aveva fatto intravedere la volontà di approcciare in modo globale e coerente questo dilagante fenomeno. Il problema del coordinamento, infatti, è centrale, dato che da ogni circostanza è emerso che non sono le leggi a mancare, quanto la volontà o la possibilità di mettere in rete tutti gli attori impegnati, a diversi titoli, livelli e competenze, sul tema della violenza contro le donne. Altro problema, che richiede un centro di coordinamento politico organico, è quello delle risorse. La mancanza tragica di mezzi per implementare le politiche di prevenzione, contrasto e accoglienza per quanto concerne, ad esempio, sia la neo approvata Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, sia tutte le alte norme vigenti in materia di maltrattamenti, stalking, salute sessuale e riproduttiva, uscita dallo sfruttamento sessuale e via enumerando, hanno bisogno di una voce unitaria che difenda queste necessità all’interno del Consiglio dei Ministri. Da oggi non sarà più così e la Ministra Kyenge e la Sottosegretario Guerra avranno ognuna una parte delle deleghe originarie, che si aggiungono a quelle, già abbastanza gravose e complesse, che hanno ricevuto al momento della formazione del Governo. Oltretutto azzerare un Ministro, senza dare una motivazione politica del gesto, assume in questo momento un tono di impotenza, quasi che i temi civili legati alle Pari Opportunità rappresentate da un Ministro, debbano e possano essere sacrificati ad una visione ragionieristica degli equilibri governativi o, peggio, non debbano influire se non marginalmente e nominalmente sulle politiche complessive del Governo. Viene il sospetto che la decisione dello scorporo sia stata in realtà presa proprio per evitare che le ricadute in termini economici degli impegni presi nei confronti della Convenziona anti violenza, fossero rispettati. In sede parlamentare, infatti, si era già detto che la Convenziona poteva essere approvata ma, “a costo zero”. In questo quadro non possiamo che lanciare un appello al Presidente del Consiglio affinché si torni su questa decisione, per i motivi, tutt’altro che ideologici o meramente formali, che abbiamo evidenziato. Certo, nel frattempo confermiamo la nostra più piena disponibilità a collaborare con le nuove istituzioni incaricate di adottare politiche di protezione delle bambine, il sottosegretario al Lavoro Guerra e la Ministra per l’Integrazione Kyenge, e chiediamo anche a loro un gesto nel senso di ripristinare un coordinamento unitario.

Raffaele K Salinari