Elezioni amministrative a Bologna

 

 

Il prossimo 15 e 16 maggio Bologna andrà alle elezioni comunali. Dopo un anno e mezzo di commissariamento, a seguito delle dimissioni per inchieste della magistratura, del sindaco PD Flavio Del Bono dopo pochi mesi di mandato, una città umiliata nella sua storia amministrativa cercherà di ritrovare la sua identità civile nelle urne. La vicenda del sindaco dimissionario dopo solo un breve periodo di mandato si collega alla precedente esperienza del sindaco Cofferati, eletto a suo tempo con uno strabiliante 60% e poi costretto, dalla palese ostilità nei suoi confronti, ad inventarsi una scusa familiare per non ricandidarsi alla guida di una città che aveva illuso con parole di partecipazione, poi tramutatesi ben presto negli atti di un autocrate. Ancora prima Bologna aveva subito la sindacatura del primo amministratore non di sinistra, quel Guazzaloca che aveva spezzato l’egemonia PCI, e poi PDS, interrompendo una stagione che durava ininterrottamente dalla fine della guerra. Adesso, dunque, si torna al voto dopo diciotto mesi di assenza della politica, di presenza costante ed incombente di una Commissaria, Anna Maria Cancellieri, che pur dovendo amministrare il Comune solo per l’ordinaria amministrazione, ha comunque operato scelte di valenza politica, tra le quali l’aumento di certe tariffe comunali, la diminuzione dei servizi sociali, dei salari per i dipendenti comunali e, non ultimo, alcune delibere di sfratto per centri sociali autogestiti come Atlantide. È dunque con questa storia alle spalle che si confrontano gli schieramenti in campo. I candidati sindaci sono sostanzialmente quattro: Virginio Merola, sostenuto dal PD, il suo partito, e da una coalizione di altre liste: una di ispirazione vendoliana che vede al suo interno esponenti della società civile e di SEL, ed una di sinistra, Sinistra per Bologna, www.sinistraperbologna.it, espressione di candidati indipendenti, la maggioranza, e della Federazione della Sinistra, unica lista dichiaratamente di sinistra della coalizione e con un numero di donne e uomini in parità. Questo insieme di forze ha sottoscritto un programma di coalizione nel quale spiccano alcuni punti fondanti, non solo di una politica amministrativa, ma di una visione della città: l’acqua pubblica come Bene Comune e dunque contro le privatizzazioni e per una deciso Si ai due referendum di Giugno, la centralità delle scuole pubbliche, una sensibilità di genere al ricongiungimento tra lavoro di produzione e riproduzione. In campo anche la destra di governo con un candidato della Lega, Manes Bernardini, vero vulnus alla storia della città, che si candida ad azzerare le politiche di inclusione sociale, a privatizzare l’acqua per “fare cassa” ad estromettere gli immigrati dalle liste delle case popolari per far posto ai padani. Completano il quadro due candidati “civici”, Stefano Aldrovandi sostenuto dall’UDC, e Daniele Corticelli capolista di Bologna Capitale, entrambi di centro destra ma lontani, per ora, dall’espressione diretta di quell’area politica. Il Movimento Cinque Stelle di Grillo candida Massimo Bugani che mira ad erodere voti alla sinistra ed a condizionarla in caso di ballottaggio. La contesa elettorale è già partita, ma la posta in gioco per governare la città, ciò che sicuramente farà la differenza, è il partito dell’astensione, il più consistente con un 40%, composto in maggioranza da persone che una volta votavano a sinistra e che oggi sono in attesa di un gesto forte, convinto, per tornare a sinistra. Questo è l’elettorato che la sinistra cerca di recuperare anche con una campagna tutta orientata ai temi dei Beni Comuni, del No alla guerra, del recupero degli spazi della “biodiversità” culturale come lo sono i centri sociali e le diverse realtà autogestite che producono cultura ed innovazione culturale sul territorio bolognese. Anche il tema delle crisi economica, che oramai morde sulla carne viva delle lavoratrici e dei lavoratori bolognesi, è centrale nel programma della sinistra, che intende istituire un tavolo di concertazione per introdurre risposte nuove, anche dal punto di vista delle produzioni ecosostenibili, alla crisi occupazionale. Centrale nella campagna elettorale della sinistra anche il tema della mobilità sostenibile; negli ultimi anni una serie di progetti insensati ha condizionato tutto il tessuto trasportistico della città, senza peraltro ottenere altro risultato se non l’aumento dei traffico urbano e l’innalzamento al di la di ogni soglia possibile, dell’inquinamento da polveri sottili. Invece di una buona ” cura del ferro”, cioè del potenziamento del trasporto metropolitano su rotaia, si è preferito assumete tecnologie opinabili e costose quali il Civis, un tram su gomma autoguidato che, però, ha comunque bisogno di un addetto al controllo della tratta. Una tecnologia potenzialmente pericolosa e costosissima che porta beneficio solo a chi deve fare i lavori di ristrutturazione viaria atti ad accogliere l’ingombrante veicolo. In questo quadro complesso, stretto tra astensione e richiesta di innovazione ecocompatibile, tra risposta alla crisi economica e difesa del welfare municipale, la sinistra avanza dunque le sue proposte, per “tornare a sinistra”, perché Bologna torni se stessa dopo diversi anni di un mortificante letargo civile.

 

Raffaele K Salinari

 

Pubblicato su Carta il 20-4-2011

 

http://www.carta.org/2011/04/le-elezioni-della-citta-umiliata/