oggi 27 maggio ventennale della Convenzione dei Diritti dei minori

Il 27 maggio di vent’anni or sono l’Italia ratificava la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. «In quanto dotata di valenza obbligatoria e vincolante, la Convenzione del 1989, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata ad uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori». Di questi obblighi e protezioni fanno parte, tra gli altri: tutela del diritto alla vita (art. 6), diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario (art. 24), il diritto di esprimere la propria opinione (art. 12) e ad essere informati (art. 13). Se pensiamo soltanto ai minori non accompagnati che giacciono nei nostri CIE e che non hanno nessuna possibilità di ricevere informazioni sui loro diritti, capiamo bene a cosa ci si riferisce. Ma la Convenzione parla di altri diritti, non meno fondamentali nel mondo contemporaneo tra cui: i bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all’anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità (art.7), hanno il diritto di avere un’istruzione (art. 28 e 29), quello di giocare (art. 31) e quello di essere tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso (art. 34). Ed infine «La Convenzione sollecita i Governi ad impegnarsi per rendere i diritti in essa enunciati prioritari e per assicurarli nella misura massima consentita dalle risorse disponibili». Basterebbero queste testuali citazioni degli obblighi previsti dalla Convenzione per evidenziare quanto l’Italia di oggi sia distante, se non attivamente contraria, a queste forme di protezione nei confronti dell’infanzia, non solo quella immigrata, rifugiata, trafficata, in una parola “straniera”, ma anche nei confronti dell’infanzia “nazionale” per nascita o sangue. Il progressivo allontanamento del nostro paese dagli obblighi internazionali in materia di Diritti umanai, infatti, è riscontrabile in ogni campo che preveda obblighi nei confronti di fasce deboli di popolazione, siano essi dei paesi cosiddetti “in via di sviluppo” attraverso l’azzeramento del fondo di cooperazione ridotto allo 0,1% del PIL, o i bambini immigrati che, secondo la Convenzione devono essere semplicemente trattati da tali e non essere classificati, etichettati, nelle mille maniere con cui oggi si mortifica i loro diritti fondamentali. Ma anche l’azzeramento della scuola pubblica, della sanità per tutti, del welfare, sono vere e proprie violazioni della Convenzione, che, lo ricordiamo, riguarda anche i bambini che stabilmente vivono sul nostro territorio nazionale. Recentemente l’OCSE ha stigmatizzato l’Italia perché con il suo ritiro dagli impegni in sostegno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sta pericolosamente minacciando l’insieme della cifra che i paesi donatori avevano promesso, mettendo così a repentagli l’insieme delle politiche di sostegno alla lotta alla povertà. Non si tratta di semplici richiami, ma della concreta minaccia che il nostro Paese venga espulso dai tavoli che contano, dai G8 o dai G20, luoghi dei quali noi non riconosciamo la legittimità, ma che almeno il Governo in carica dovrebbe voler continuare a frequentare. A questo è arrivata la degenerazione endogena, il mix tra delirio leghista e il cupio dissolvi televisivo del Premier in carica. Chiunque si batta in difesa dei Diritti dei minori dovrà impegnarsi affinché entro il prossimo anniversario questo quadro sia radicalmente cambiato.

Raffaele K. Salinari, Presidente Terre des Hommes