No alle navi lager

Forse qualcuno ricorda una film di Jhon Woo “Face off”, in cui il protagonista viene confinato in una prigione di massima sicurezza in mezzo al mare. Questa pratica aberrante è oggi la nuova frontiera praticata dal Ministro Maroni nel perseguire la politica legista del “fora dai ball” di bossiana memoria. Infatti, da diversi giorni, dopo le fughe in massa dai Centri di Lampedusa e la frettolosa rimozione degli immigrati dall’isola, ci sono almeno tra navi, la Moby Fantasy, la Moby Vincent e l’Audacia che stazionano al largo del porto di Palermo con a bordo un numero imprecisato di persone, alcuni minori e donne in cinta. Il Manifesto sta seguendo la vicenda che è stata denunciata anche da diverse associazioni di giuristi. Il punto è che queste navi sono diventate di fatto dei Centri di detenzione galleggianti, al di fuori di ogni regola, anche quelle previste dalla seppur restrittive norme nazionali sui diritti degli immigrati. Particolarmente grave la presenza di minori, poiché dovrebbero avere un trattamento consono ai loro diritti ma che, di fatto, vengono ammassati con gli adulti. Anche a fronte di una richiesta formale in questo senso, volta a conoscere la situazione degli imbarcati minorenni, avanzata dalla legale della nostra organizzazione alle autorità competenti, non abbiamo ottenuto alcuna risposta. Solo la visita di una parlamentare, l’onorevole Alessandra Siragusa del PD, ho potuto constatare la loro effettiva presenza, senza peraltro che nulla cambiasse. A rimarcare ulteriormente la gravità di questo silenzio, c’è il fatto che alcuni dei minori erano già stati presi in carico da noi per l’assistenza legale, di fatto ad oggi impedita da questa opacità informativa. E dunque la lista delle violazione dei diritti che questa pratica implica è molto lunga: parte da quelli costituzionali, passa per quelli del diritto all’informazione, ed arriva alla totale violazione della Convenzione Onu sui Diritti dei Bambini. Ovviamente, se nessuno può ispezionarla, tranne i parlamentare e non certo le Organizzazioni umanitarie preposte all’assistenza, e non la stampa, una nave sempre alla rada è un luogo off limits, un lager galleggiante. La pratica del lager galleggianti entra dunque in funzione in un momento di estrema degenerazione politica, che ha permesso alla vice sindaco di Lampedusa, la leghista Angela Maraventano, ai microfoni di Radio Padania la settimana scorsa, di sostenete impunemente che le Organizzazioni umanitarie “informano esageratamente” dei loro diritti gli immigrati, spingendoli così alla rivolta: “Chiederò al Governo il loro allontanamento dall’isola, poiché sono le associazioni umanitarie che, venendo a vedere come li trattiamo e come non li trattiamo, fomentano questi delinquenti e ne sostengono le battaglie”. Opinione condivisa da Bernardino De Rubeis, sindaco di Lampedusa, il quale, anch’egli intervenendo telefonicamente su Radio Padania ha dichiarato: “Ho piena fiducia in Roberto Maroni perché è un ministro che ha avuto la forza di sterminare tutte le mafie presenti in Italia”. Il Sindaco se la prende in particolare con le organizzazioni non governative che vigilano sulla condizione dei minori stranieri non accompagnati: “Minori che in realtà non sono minori, poiché hanno 16 o 17 anni e sono ben dotati, pertanto dobbiamo stare attenti altrimenti ce li ritroviamo nelle camere da letto”. A parte il tono delle dichiarazioni, si evince da esse l’ignoranza crassa delle Convenzioni internazionali, ed un razzismo palese che rappresenta la cifra essenziale di tutte queste politiche. E dunque, di conseguenza, viene negata l’agibilità alle associazioni umanitarie dentro i Centri: la nostra Organizzazione ha chiesta oramai da tre settimane di tornare a lavorare a Lampedusa ma ancora non abbiamo risposta, pur avendo finanziamenti privati e minori in carico. D’altra parte i migranti vengono ghettizzati sulle navi, introducendo pratiche di detenzione amministrativa nel più puro stile israeliano. Per questo chiediamo, e vorremmo che la politica di opposizione ci sostenessi in questo, di poter vedere accolta la nostra richiesta di agibilità presso i Centri di Lampedusa, nei quali oggi ci sono diverse decine di minori che hanno diritto all’assistenza legale, informazioni chiare e trasparenti circa l’identità delle persone imbarcate sulle tre navi, così come chiediamo di conoscere la destinazione delle navi e dei migranti trattenuti e di sapere se è stato notificato loro qualche tipo di provvedimento di trattenimento o respingimento e se vi è stata tempestiva convalida giudiziaria. Sono richieste basilari, che pertengono ad uno stato di diritto; se non dovessero esser evase il vulnus che aprirebbero potrebbe far passare violazioni ancora peggiori.

Raffaele K Salinari, Presidente Terre des Hommes

 

Pubblicato sul Manifesto il 30-9-2011