Il primo cosmonauta ed i suoi colleghi canini

È il 12 aprile del 1961 alle ore 9,07 di Mosca quando il cosmonauta sovietico Jury Gagarin dall’interno della capsula Vostok 1 (Oriente), lancia il suo celebre :”Siamo partiti!”, iniziando così l’avventura spaziale che lo avrebbe visto orbitare intorno alla terra per poi tornare, solo un’ora e venti minuti dopo, ad atterrare incolume sul suolo russo. Gagarin, il primo “cosmonauta” della storia, viaggerà ad una velocità di 27.400 chilometri all’ora e compirà un’orbita ellittica raggiungendo un’altitudine massima (apogeo) di 302 km, e una minima (perigeo) di 175 km. In fase di atterraggio Gagarin viene espulso dall’abitacolo e paracadutato a terra, vicino alla città di Takhtarova, ma nei resoconti ufficiali si riporta che era invece atterrato all’interno della navicella, per conformarsi così alle regole internazionali sui primati di quota raggiunta in volo. Al suo ritorno a Mosca migliaia di persone gli tributarono gli onori dovuti ad un Eroe dell’Unione Sovietica ed i giornali di tutto il mondo pubblicarono le foto del Maggiore con quel suo sorriso da ragazzo ed il fisico robusto. Cominciava in questo modo, cinquant’anni or sono, la conquista dello spazio da parte dell’uomo, una delle competizioni a più alto valore simbolico della guerra fredda. L’Unione Sovietica, infatti, uscita dalla morsa dello stalinismo a seguito del XX congresso del PCUS, voleva dimostrare al mondo che il suo modello di sviluppo, ancorato in un socialismo ad alta valenza tecnologica, era decisamente superiore al capitalismo statunitense. Per rendere palese questo scarto i sovietici avevano aperto la contesa spaziale qualche anno prima, inviando in orbita prima lo Sputnick e poi, in una serie di lanci di prova, diversi cani, tra i quali la cagnetta Laika resta la più famosa (vedi scheda). Il successo di Gagarin, insignito per questo dell’Ordine di Lenin da Nikita Khruscev, rappresentava dunque il coronamento di un processo cresciuto sulle spalle della ricerca sovietica, ispirata al gusto della sfida innovativa, sostenuta dall’orgoglio di una nazione convinta anche della sua superiorità morale, prima ancora che tecnologica. Nato a Klusino il 9 marzo 1934, da padre falegname e madre contadina, Gagarin crebbe in una di quelle aziende collettive che erano sorte sul finire della rivoluzione d’Ottobre. Anche per questo, come rappresentante di quel proletariato in ascesa, oltre che per le sue eccezionali doti di pilota e di meccanico, era stato scelto per l’impresa. Finita la guerra, infatti, si arruola in aviazione dove si diploma all’Accademia di Aeronautica nel 1957. Fu proprio in quell’anno che l’URSS lanciò nello spazio lo Sputnik, gettando le basi per i primi voli spaziali con esseri umani a bordo. La sfida tra Sovietici e Statunitensi per la conquista dello spazio veniva in realtà da lontano, addirittura dalla teoria di Carl Schmitt – non a caso esponente della cultura nazista – sul progressivo spostamento dell’elemento che determinava, attraverso il suo controllo, la supremazia assoluta. Al tempo dell’impero romano, infatti, sino alla scoperta delle americhe, era stata la sfida terrestre a dominare la contesa, poi spostatasi sul mare durante il periodo della formazione dei grandi imperi coloniali di Spagna, Francia ed infine Inghilterra, per poi arrivare all’aria, come risultava evidente gia alla fine del secondo confitto mondiale, ed installarsi finalmente nello spazio, “ultima frontiera” del dominio del Mondo. E dunque, sovietici ed americani sono consapevoli che “chi domina lo spazio domina il mondo”. In questa partita epocale il volo orbitale di Garagin segna non solo l’iniziale vantaggio sovietico, ma la superiorità morale di una figura, quella del “cosmonauta”, che si opponeva, nella definizione, a quella dell'”astronauta” di matrice americana. Anche da questo, nella scelta delle parole per gli uomini, e le donne, che avrebbero semplicemente esplorato – i “cosmonauti” – o conquistato – gli “astronauti” – lo spazio, si evidenziava una contesa ideologica radicale. Cosmo ed Universo, infatti, alludono a rapporti con lo spazio diversi tra loro, legati a suggestioni che fanno risuonare visioni del Mondo alternative. Gli americani, con Kennedy e la sua immagine della “nuova frontiera” rilanceranno la corsa col progetto Apollo, arrivando per primi sulla luna qualche anno dopo. Gagarin, che nel frattempo si era preparato ad altre imprese spaziali, morì in un incidente aereo nel fatidico sessantotto, senza aver potuto tornare a vedere quella sua amata terra, il: “Pianeta bellissimo, tutto azzurro e senza frontiere” che aveva descritto per primo nella storia dell’umanità. Ma prima che l’URSS potesse mettere a punto la prima missione nello spazio equipaggiata da un essere umano vennero eseguiti diversi voli di prova e di collaudo della capsula Vostok: alcuni furono equipaggiati con cani, che pagarono alla corsa allo spazio un tributo di vite non indifferente. Il 28 luglio 1960 una capsula pressoché identica alla versione utilizzata per Gagarin, equipaggiata con i due cagnolini Bars e Lisička, esplose pochi secondi dopo il lancio, schiantandosi nelle immediate vicinanze del cosmodromo. Due ulteriori cagnolini (Pchelka e Mushka) vennero portati nell’orbita terrestre il 1º dicembre, però non poterono fare ritorno a terra. Un altro lancio si svolse il 22 dicembre dello stesso anno, ma dovette essere interrotto durante la prima fase di volo. La capsula spaziale Vostok s/n 4, equipaggiata dai due cagnolini Domka e Krasonka atterrò in Siberia. I cagnolini sopravvissero l’atterraggio d’emergenza, nonostante il violento impatto a terra, ma morirono d’inedia dato che il recupero richiese diversi giorni. Il 9 marzo 1961 infine, venne eseguito un ultimo lancio di prova. Questa volta la capsula fu equipaggiata dal cagnolino Černuska e da un manichino che riproduceva il peso e la taglia del cosmonauta. Lancio, atterraggio e recupero furono questa volta eseguiti senza incontrare particolari problemi. La durata di volo fu di circa un’ora e mezzo, e diede così il via alla preparazione del lancio di Gagarin.
Raffaele K Salinari

pubblicato sul Manifesto il 12-4-2011