Difendiamo la vita dall’economia finanziaria

Quella del capitalismo finanziario contro l’economia reale è una vera e propria guerra costituente che ha come obbiettivo quello di ridisegnare i rapporti di forza su scala planetaria in vista della dittatura del profitto immateriale su quello materiale. Non è dunque una semplice crisi dovuta a sovrapproduzione, o scatenata dalle società di rating, o dal fatto che gli americani hanno per molto tempo vissuto al di sopra delle loro possibilità o, ancora, dalla mancanza di una Europa politica o di meccanismi che permettono agli Stati di regolare la finanza. Queste, e molte altre ancora, non sono cause ma conseguenze di una logica intrinseca al capitale nella sua ultima, e forse definitiva, mutazione genetica. L’analisi marxiana, da questo punto di vista, ha ancora una validità fondamentale, dato che lo studioso tedesco ha visto nascere il capitalismo nella forma che ha immediatamente preceduto quella attuale, nata dopo la caduta del muro di Berlino e le devastanti deregulation del periodo Regan-Thatcher. Cosa dice, in estrema sintesi, Marx sull’essenza del capitalismo? Che esso è intrinsecamente degenerativo, che la sua pulsione intima, radicale e soprattutto inemendabile, è quella di distruggere le basi materiali della vita. E allora qualcuno si pone la domanda: ma com’è possibile tutto questo? Come fanno esseri umani a decidere lucidamente di ammazzare altri esseri umani, ad distruggere la biosfera, solo per aumentare i loro profitti? La battaglia senza quartiere e senza prigionieri, con centinaia di milioni di morti, scatenata negli ultimi tre anni dalle sue forze, multinazionali, società finanziarie, banche, con l’appoggio determinante di classi politiche conniventi o imbelli a reagire, ha in natura un parallelo estremamente interessante: il cancro. Questa malattia, spesso mortale, ha una caratteristica che la rende unica, anche da questo il suo valore archetipico, che la pone come emblema del male assoluto: è l’unico morbo che distrugge se stesso facendo morire il corpo che lo ha generato. Ma il parallelo col capitale finanziario è molto più stringente e profondo: le cellule del corpo umano vivono tutte insieme, le une accanto alle altre, perché il loro corredo genetico è dotato di un fattore che viene definito «inibizione da contatto»; significa semplicemente che una cellula sa che deve fermare il suo sviluppo quando incontra il corpo di un’altra. Questo è il principio che fa vivere il corpo umano nel suo insieme, ed è anche il principio che le cellule tumorali non rispettano più nella loro folle corsa ad espandersi in ogni direzione sino, appunto, a far morire il corpo che le ha generate. Quando ci si chiede come mai i padroni della finanza sono così «degenerati» nelle loro speculazioni mortali, come mai non esitano, pur di guadagnare qualche altro milione di dollari, ad ammazzare altri esseri umani, o ad avvelenare l’intero pianeta è perché, letteralmente, essi non sentono di appartenere alla nostra stessa razza; il liberismo ha rotto da tempo tutti i vincoli della «solidarietà di specie» e di quella biosferica. Ma ogni male, per quanto potente, genera i suoi anticorpi. E allora, nelle rivolte dei ghetti londinesi, alle piazze arabe, nei movimenti altermondialisti o nei blogger cinesi, nelle proteste degli indignati europei o dei braccianti clandestini in sciopero, possiamo intravedere un tessuto difficilmente componibile secondo categorie politiche classiche, ma che ha chiaramente una trama nella quale tutti stanno cercando di intrecciare le loro autonome ed originali risposte nell’ordito di una battaglia globale. La necessità comune è quella di esprimere se stessi contro un sistema che nega all’individuo il valore della propria esistenza, una generalizzata pulsione libertaria. Il caleidoscopio delle forme di re-esistenza alla globalizzazione non vuole prefigurare nessuna immagine definita e definitoria, quanto mantenere la fase nascente il più a lungo possibile, affinché non si cristallizzi troppo presto in risposte vecchie e dunque utili alla sopra-vivenza del sistema: questa indeterminatezza è l’essenza stessa della «Saggezza della Madre Materia», come la definiva giordano Bruno. Sul piano dell’azione tradizionale, quello delle formazioni partitiche e dei movimenti di sinistra, ne consegue che solo ispirandosi a questa contro offensiva radicale si possono ridefinire, anche sul piano politico, le priorità e gli strumenti fondamentali che permettono la vita, cioè la creazione di nuovi vincoli derivanti dalla visione dei Beni Comuni, con i conseguenti limiti, lacci e lacciuoli, al capitalismo finanziario, ed al capitalismo in genere, al fine dichiarato non di salvare il sistema ma, al contrario, di superarlo al fine di riportare l’omeostasi, cioè l’equilibrio vitale, a livello di consentire che tutto e tutti possano vivere nel corpo comune del Mondo.

Raffaele K Salinari

 

Pubblicato sul Manifesto del 13-8-2011