Via i «clandestini» anche se hanno i figli a scuola

Un commento sulla gravissima sentenza della Corte di cassazione, secondo la quale un migrante non regolare deve essere espulso anche se ha figli minori che frequentano la scuola.

«L’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori»; con questa motivazione la Corte di Cassazione smentisce se stessa e il diritto internazionale e sancisce che un immigrato clandestino, anche se ha i figli che vanno regolarmente a scuola, può e deve essere espulso perché questo non rappresenta un trauma per il minore. Una precedente sentenza, risalente a gennaio, affermava invece esattamente il contrario, adducendo motivazioni quali il sostegno psicologico fondamentale di un genitore al processo di equilibrata crescita del proprio figlio, ed escludeva l’ipotesi di una strumentalizzazione del bambino ai fini di una permanenza extra legem. Queste motivazioni venivano rafforzate dal dispositivo di deroga all’espulsione, presente nelle legge sull’immigrazione, inerente «gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d’emergenza», interpretando con ciò come eccezionale il periodo formativo della scuola dell’obbligo e dunque come applicabilità dei criteri di eccezionalità a questa condizione dello sviluppo infantile.

Giovedì la Corte ha totalmente ribaltato queste motivazioni, sostenendo che un minore che va a scuola è regolarmente inserito in un percorso formativo e che non subirebbe per questo alcun trauma dall’espulsione di un genitore, e che, anzi, la motivazione con la quale l’immigrato albanese irregolare con la moglie munita di regolare permesso di soggiorno, aveva chiesto di restare accanto ai propri figli, era una strumentalizzazione del bambino. E dunque, «deve prevalere l’esigenza di garantire la legalità alle frontiere piuttosto che il diritto allo studio dei minori». La sentenza mette una pesantissima ipoteca sul residuo rispetto da parte del nostro paese di almeno due convenzioni internazionali: quella Onu sui Diritti dei minori che afferma chiaramente «l’interesse superiore del bambino» sopra ogni altra considerazione, e quella sui diritto di asilo che viene sistematicamente violata dai respingimenti in mare ed anche da reato di clandestinità. Ma il punto centrale, sul quale ruota tutta questa interpretazione mortificante dei Diritti fondamentali, è che nel nostro Paese da tempo ormai si antepone la logica della sicurezza a quella della tutela dei Diritti Umani, inclusi quelli della parte più vulnerabile di essa: i minori. Non a caso la sentenza è stata difesa da chi vede oramai la scuola come un fastidioso orpello alle politiche «del fare» o, più ancora, l’avanzamento di certe richieste da parte di immigrati, come una vera e propria violazione della sovranità nazionale.

L’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani Navi Pillay ha chiaramente evidenziato la deriva securitaria nella quale sembra oramai incamminata la politica italiana, sempre meno sensibile ai valori che sino a qualche anno or sono credevamo costituenti della nostra società. La denuncia dell’alto Commissario è che: «La pratica della detenzione dei migranti irregolari, della loro criminalizzazione e dei maltrattamenti nel contesto dei controlli delle frontiere deve cessare» e, citando il caso del gommone con cittadini eritrei palleggiato tra Italia, Libia e Malta, ha richiamato l’evidenza che oramai il nostro paese tratta le persone come oggetti, privandoli così del caposaldo stesso che ha ispirato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: la dignità. Le reazioni da parte di ampi settori dell’associazionismo cattolico e laico verso la sentenza della cassazione non si sono fatte attendere, a dimostrazione che esiste una forte carica di anticorpi a contrastare queste vere e proprie spallate al Diritto internazionale; anche settori del mondo politico di opposizione hanno fatto sentire la loro voce; ma tutto questo è solo un inizio. È ora necessario che la questione venga portata presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, data la pregnanza della sentenza che evidentemente riguarda non solo il nostro paese ma l’Europa che vogliamo in futuro e della quale l’Italia non può essere solo il rabbioso e xenofobo cane di guardia delle sue frontiere esterne.

Apparso su carta.org