Sfide internazionali per la nuova sinistra

Vorrei cercare di rispondere alla domanda «radicale» di Gabriele Polo (il manifesto 23 febbraio): a cosa servirebbe la sinistra? Certamente a ricreare uno spazio politico anche a partire dalla rinnovata centralità delle tematiche internazionali. Nell’accelerazione della campagna elettorale il grande respiro della costruzione collettiva di un nuovo modello di civilizzazione globale rischia invece di scomparire di fronte alla sussunzione dell’agire politico nell’immagine del leader proposta dalla logica dei due partiti maggiori. In realtà la solidarietà internazionale, il sostegno ai movimenti sociali del sud del mondo, il dialogo con le realtà antagoniste che si oppongono al liberismo rapinoso del Wto e alla privatizzazione della vita a opera delle multinazionali farmaceutiche, sono tra le risposte che l’elettorato «sospeso» che guarda a sinistra si attende, perché la sensibilità diffusa di un’opinione pubblica che travalica gli schemi ideologico tradizionali è molto più attenta e sensibile a queste dinamiche che a quelle nazionali o, meglio, pretende che una forza di sinistra muova la sua analisi della realtà locale da queste più ampie convergenze «glocali».
Se è dunque nostra necessità rilanciare la convergenza strategica tra partiti e movimenti antagonisti, o catalizzare un «campo di forze» maggiore della somma dei singoli movimenti e partiti che compongono la Sinistra l’Arcobaleno, questo sarà possibile solo creando un orizzonte che guarda a queste nuove narrazioni collettive di lungo periodo e allo stesso tempo le rafforzi inserendole come punti programmatici per la conta elettorale. Va definito dunque nei territori uno spazio pubblico-politico che articoli i temi globali, declinandoli in modo da innovare anche l’orizzonte degli eventi da cui muove l’analisi della situazione italiana. Se è vero che lo spazio a sinistra contiene genericamente queste tematiche, è altrettanto vero che la loro declinazione come temi fondanti del programma della Sinistra l’Arcobaleno va affrontato esplicitamente anche in termini di dialogo politico con le alleanze internazionali che ci interessa rafforzare. La fine della guerra fredda e l’inizio della fase legata alla «guerra al terrorismo» non hanno solo condizionato negativamente lo scenario internazionale, ma hanno anche contribuito a creare una mutazione dei «tradizionali» rapporti tra il nord ricco e sud impoverito, rimescolando le carte tra inclusione e esclusione sociale che oggi si declinano come assolutamente trasversali e intranazionali. A fronte di un ruolo delle Nazioni unite e dell’Europa costantemente indebolito, e dunque da ripensare, sono nate realtà di movimento sempre più convinte della necessità che le componenti sensibili delle società civili e politiche del nord debbano riconfigurarsi per un agire politico che sostenga la «presa di parola» nello spazio pubblico, proponga soluzioni concrete per sostenere e trasformare a casa propria lo stile di vita e le sue implicazioni nelle dinamiche del sottosviluppo e dell’esclusione sociale.
Sono vere e proprie battaglie per una «politica civile», a partire da un «no» deciso alle false guerre umanitarie, passando per un nuovo disarmo, sino a arrivare alla difesa su scala locale dei beni pubblici e dei diritti delle persone. Nel programma e nelle priorità della Sinistra l’Arcobaleno dobbiamo rilanciare questo cambiamento di priorità come portanti della nostra azione civile e politica, assumendo la pace, il disarmo, lo sviluppo equo e sostenibile come parole chiave per un nuovo modello di civilizzazione che chiuda con le ambiguità di chi pensa solo alla governabilità del modello attuale.
Forum Sinistra europea
Socialismo XXI

Apparso su Il Manifesto, 28/Feb/2010