No al bavaglio sull’informazione anche in nome di Yesid

Se dovesse passare la normativa sulle intercettazioni, e quant’altro, questa che riportiamo di seguito sarebbe sta probabilmente una inchiesta impossibile, dato che il reato del quale parliamo ha bisogno di una lunga opera di «intelligence» per scoprire i nodi delle reti criminali che, in ogni parte del mondo, compreso il nostro Pese, organizzano lo sfruttamento sessuale dei minori. Oltretutto, dato che comunque riferiamo fatti di cronaca giudiziaria, anche se non avvenuti in Itala, questa sarebbe la tipica notizia che verrebbe censurata o potrebbero essere riferite a fatto compiuto, quando la sua validità informativa è pressoché nulla. Ci riferiamo al fatto che, in questi giorni, a Bogotà in Colombia, si svolge un processo emblematico per tutto quello che concerne delitti sessuali che hanno come vittime un minore presuntamene abusato. Si tratta dell’accusa di omicidio per Paolo Pravisani, cittadino italiano residente in Colombia, accusato inoltre di pedofilia, detenzione di materiale pedopornografico detenzione di droghe e induzione alla prostituzione, a seguito della morte per overdose di Yesid Torres, un quindicenne da lui impiegato ufficialmente come lavoratore domestico e trovato nudo, in preda alle convulsioni da cocaina, accanto a lui. Il caso è seguito dall’avvocato Fredy del Toro, che collabora ad un progetto di lotta al turismo sessuale e sfruttamento di minori con la nostra organizzazione a Cartagena, meta turistica molto nota sulla costa caraibica. Episodi come questo sono purtroppo frequenti tra gli stranieri che fanno turismo sessuale, ma sino ad ora nessuno di loro è mai stato condannato per questa tipologia di reato. Abbiamo già denunciato 48 casi di pedofilia, 11 dei quali hanno già avuto come esito delle condanne, ma erano tutti nazionali. Il processo Pravisani, invece, è il primo di questo tipo in Colombia contro un cittadino straniero. Il fatto che gli avvocati della difesa cerchino di posticipare la sentenza definitiva con vari mezzi costituisce un grave ostacolo all’esercizio della giustizia in un campo così delicato come lo sfruttamento sessuale dei minori. Confidiamo quindi che con la prossima udienza, fissata per il 16 giugno, il giudice possa stabilire la verità sul caso senza ulteriori rinvii. Il turismo sessuale è un fenomeno molto diffuso in Colombia, a causa dell’indigenza in cui versa gran parte della popolazione. Quasi la metà dei colombiani infatti vive al di sotto della soglia di povertà; tra di loro ci sono i quasi 4 milioni di sfollati (desplazados) a causa del conflitto tra esercito, guerriglia e paramilitari o per le pressioni dei narcotrafficanti. Città come Cartagena sono circondate da baraccopoli dove le famiglie sono costrette ad accettare o addirittura a favorire lo sfruttamento dei propri figli nella prostituzione. Yesid, il ragazzo colombiano trovato agonizzante per un’overdose di cocaina a casa di Pravisani, è solo uno dei tanti che proveniva da lì e che purtroppo ha trovato la morte. Ora, al di la della cronaca, il punto è che con questo caso si cerca di sostenere la consapevolezza che una relazione sessuale con un minore, anche senza arrivare all’estremo di Yesid, è comunque un crimine che può essere punito ovunque e che, anzi, per la norme internazionali vigenti, esiste la possibilità che qualunque giudice in ogni parte del mondo, possa procedere ad istruire questa tipologia di processi. Ma, forse ancora più importante, è il lavoro di indagine che porta a questi processi; un’attività investigativa nella quale l’informazione a mezzo stampa, la trasparenza dei procedimenti, la possibilità di seguire il processo, è fondamentale per trasformare un semplice quanto drammatico fatto di cronaca nera, nell’occasione per una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale. Se non avessimo potuto ricevere le informazioni prima e durante il dibattimento, ora non saremmo nemmeno in grado di denunciare le tattiche delatorie che tendono ad annullare il diritto delle vittime a vedere riconosciute le loro ragioni e premere affinché la giustizia faccia il suo corso. No al bavagli all’informazione, anche in nome di Yesid.

Raffaele K Salinari, Presidente Terre des Hommes.

 

Pubblicato sul manifesto 5-6-2010