Lettera a Obama

Caro Presidente Obama, vorremo lei compisse in questo 2010 tre gesti politici che potrebbero risollevare un poco le sorti della sua amministrazione, riempire di contenuti concreti il fortunato slogan «Yes we can» e, più ancora, la sua parola-simbolo hope, speranza, ed infine dare sostanza al suo Nobel per la Pace. Sappiamo bene che la Sua politica, come quella dei suoi alleati europei, è gravata da decisioni importanti, strategiche, per le sorti del Suo paese e di tutto il modello di sviluppo occidentale. Le nostre critiche opinioni al riguardo le abbiamo espresse più volte, e non ci torneremo in questa lettera aperta ma, come ONG internazionale legata alla difesa dei Diritti umani, siamo abituati ad avanzare proposte su “cambi che si possono fare” come lei ama ripetere. Ed allora, cominciamo col avanzarne una che può rianimare lo spirito contenuto nel suo primo decreto presidenziale, quello che decideva la chiusura della prigione di Guantanamo. Vede Presidente, noi sappiamo già che Guantanamo non sarà chiuso entro questo anno, sempre per via dell’insensata Guerra Globale al Terrorismo iniziata dal suo predecessore, e che Lei sembra voler continuare. In questo quadro Guantanamo rappresenta oggettivamente il punto di arrivo di una serie interminabile di violazioni dei Diritti umani fondamentali, che si giustificherebbero con il fatto di poter vincere per via militare una guerra che invece, così facendo, il terrorismo lo rigenera ogni giorno, dall’Afganistan all’Iraq, dalla Palestina allo Yemen, e nel cuore stesso di un Occidente incapace di rimettersi in gioco per il Bene Comune Mondo. Noi pensiamo, invece, che il terrorismo si vinca proprio attraverso l’affermazione di quelle relazioni pacifiche che partono dal riconoscimento della dignità di altre culture e dei loro modelli di autodeterminazione. E allora, se Guantanamo non verrà chiusa, è perché lo “stato di eccezione permanente” diventerà anche la Sua modalità di gestione del Diritto Internazionale che, tra l’altro, si sostiene sottraendo gli USA a quelle fragili ma irrinunciabili norme internazionali in materia di Giustizia, che lei potrebbe invece sostenere, come? Faccia aderire gli USA alla Corte Criminale Internazionale, ed anche la sua battaglia per chiudere Guantanamo sarà rafforzata e sostenuta da questo gesto. Ancora, lei sa che gli Stati Uniti dedicano alla cooperazione allo sviluppo, cioè alla costruzione della pace, un misero 0,2% del loro PIL, a fronte di miliardi di dollari in armi. Lei sa bene che un Presidente che si batte per un vero “reset” globale della politica estera del suo paese, non può che rispettare gli impegni presi in sede ONU, specialmente per sostenere la lotta alla povertà con mezzi adeguati e non, come avviene ogni giorno, lottare contro gli impoveriti. E allora proponga di innalzare la percentuale del PIL dedicata agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio allo 0,7% del PIL, le costerebbe meno di uno squadrone di aerei ma le darebbe uno strumento di politica estera molto più potente per dialogare con miliardi di esseri umani. Ed infine, dato che non siamo degli sprovveduti e sappiamo bene che, almeno per lei, la contropartita per non fare tutto questo, ed altro ancora, è la riforma sanitaria USA, o quello che ne rimane, ecco l’ultima proposta. Dato che lei attribuisce grande importanza alla salute per tutti, e noi siamo d’accordo, le facciamo notare come, a nostro avviso, manca alla sua posizione politica un tassello internazionale fondamentale che la rafforzerebbe molto anche sul piano della politica interna. In sostanza le chiediamo che gli USA ratifichino la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia che Clinton sottoscrisse a suo tempo, Bush non ratificò mai, e lei lascia ancora in sospeso relegando il suo Pese tra i due unici Stati al mondo, l’altro è la Somalia, a non adempiere i doveri che derivano da quella Convenzione. Signor Presidente, noi le assicuriamo che, se lei firmasse, tutto l’interconnesso mondo dei Diritti Umani ne trarrebbe enorme vantaggio, a partire dal diritto alla salute dei bambini nel suo paese, e che miliardi di esseri umani avrebbero la possibilità di una speranza concreta dall’implementazione di quella Convenzione. Speranza concreta signor Presidente, che si può percorrer subito e che avrebbe un valore non solo simbolico. Ecco, sono tre proposte fattibili, che le costerebbero poco in termini economici ma rappresenterebbero realmente le basi per un nuovo multilateralismo. Lei dovrebbe sapere che la pace si costruisce con la pace ed il rispetto dei Diritti umani per tutti, signor Presidente Barack Hussein Obama, Premio Nobel per la pace.

Apparso su Il Manifesto, 5/Gen/2010