l’anima dell’altoparlante: racconto da un minuto

Firenze: in un angolo di strada all’ombra della cupola del Brunelleschi un paio di vecchi compiuter attendono il camion della spazzatura. Poggiati sullo schermo sporco e polveroso di uno di essi giace un coppia di piccoli altoparlanti. Mi avvicino e ne prendo uno in mano; i fili sono stati staccati e snudati, solo la vicinanza fisica unisce ancora i due apparati. Istintivamente accendo quello principale: incapsulato nel condensatore giace ancora una quanto di energia sonora; il gesto lo libera come un’anima oramai prigioniera dal corpo. Il suono è basso e sospiroso, si libra per un momento sospeso mentre si disperde tra i rumori della città. Resta nella mia mano il suo sarcofago di plastica bianca, dal quale forse un giorno rinascerà.