Il Dybbuk (racconto da un minuto) di RKS

Introduzione

Il dybbuk, nella tradizione ebraica, è uno spirito maligno in grado di possedere gli esseri viventi. Si ritiene che sia lo spirito disincarnato di una persona morta, un’anima alla quale è stato vietato l’ingresso in paradiso.

Si narra che i dybbuk siano fuggiti da Gehenna, un termine ebraico traducibile liberamente con la parola “Inferno“, o che siano stati da lì allontanati per trasgressioni talmente gravi, come il suicidio, tali da non permettere loro di restarvi.

La parola “dybbuk” deriva dall’ebraico “דיבוק”, che significa “attaccamento”: il dybbuk si attacca al corpo di una persona vivente e coabita in esso.

In accordo con le credenze, ad uno spirito che non sia stato capace di portare a termine la propria funzione nella propria vita terrena, viene data un’altra opportunità per portare a termine i compiti insoluti nella forma di un dybbuk. Esso abbandonerà l’essere ospite una volta che avrà raggiunto i propri obiettivi, a volte dopo essere stato aiutato.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 

 

Il Dybbuk (racconto da un minuto)

E ci sono anime, sconvolte e mortificate, senza una dimora o un posto per riposare, che anelano ad entrare in un altro corpo, e così poter finalmente ascendere”. Tony Kushner, Il Dybbuk o Tra due Mondi

 

Una giornata di lavoro sprecato: aveva terminato oramai numerose pellicole, ma gli scatti non erano riusciti a darle una sola posa che soddisfacente. Era tutta la mattina che ritraeva la stessa casa, senza riuscire però a coglierne la personalità originale, come avrebbe voluto. Senza pensarci troppo concluse che quella casa aveva qualcosa di indefinito, che non si lasciava ritrarre ma che, al tempo stesso, la attirava sottilmente. Era convinta di avere ancora uno scatto quando all’improvviso il trascinamento della sua reflex si era immobilizzato. Si chiese come mai avesse perso il conto delle pose; era sicura di ricordarle tutte. Si diresse dunque verso la sua camera oscura con l’intenzione di svelare il mistero della foto scomparsa, o di quella che non ricordava… Lentamente dalla pellicola affioravano i negativi della giornata. Tenendo il nastro di celluloide sospeso con le pinzette si accinse a scrutare i piccoli riquadri ad uno ad uno, nella luce rossastra che li attraversava. Lanciò velocemente un colpo d’occhio alle foto in sequenza per soffermare lo sguardo sull’ultima, quella che era sicura di non avere mai scattato. Una figura emergeva dal negativo, ritta dinanzi alla casa. Con una certa inquietudine cominciò a sviluppare il fotogramma, osservando la bacinella dalla quale emergeva ondeggiando un ritratto che prendeva le forme di una giovane donna. Improvvisamente fu colta da un fremito sottile, come un profumo che si prendeva il suo corpo e lo faceva sbocciare. L’immaginazione desiderava adesso la foto completamente sviluppata, attendeva con ansia di fissare il volto di quella figura ritratta dinanzi alla casa. All’improvviso la porta della camera oscura si aprì e tutto fu inondato da una luce maldestra; l’immagine sulla carta divenne improvvisamente nera, mentre il negativo le scappava di mano finendo nell’acido. In quell’istante un volto di donna balenò nel chiarore entrando nel suo sguardo.

RKS