Il Castello di Sabbia – Recensione su Il Manifesto

Da Il Manifesto, 6/12/2009

La mappa costruita,
dalla compagnia
del mito «resistente»
LIBRI, RAFFAELE K. SALINARI, IL CASTELLO DI
SABBIA, EDIZIONI PUNTO ROSSO/CARTA, PP.
181, EURO 10
Benedetto Vecchi
ome ogni trilogia che si rispetti, l’ul-
timo capitolo deve avere la capacità
di dipanare la matassa aggroviglia-
ta nel corso della tessitura di una trama
che vede alcuni protagonisti e comprimari
alle prese con una storia che si sa come
m, ma di cui ancora non conosce la fine.
Se poi la trilogia hai-l’ambizioso obiettivo di
tracciare gli elementi di una possibile resi-
stenza al capitalismo globale, è probabile
che manchi il lieto fine. ma non una ragio-
nata mappa dei problemi che tale resisten-
za incontra.
Nessun lieto fine, dunque, per questo
saggio di Raffaele K. Salinari, ma pagine
animate dalla volontà di confiontarsi con
un tema molto presente in alcuni movi-
menti sociali latinoamencatii o asiatici: la
necessità. cioè, di proporre una narrazione
mitologica del mondo attuale. Tema spino-
so, almeno per chi Scrive. ma se poi la pro- ’
posta di Salinari viene rapportata, ad esem-
pio, con l’esperienza dei movimenti conta-
dini o indigeni che in questi anni hanno co-
stituito una componente importante del
cosiddetto «rinascimento latinoamerica-
no), la diflìdenza verso il mito, e il corolla-
rio di spiritualità che lo accompagna in
questo saggio, lascia il posto all’interesse
per come il mito sia stato usato per elabora-
re un punto di vista critico verso la globaliz-
zazione neoliberista. Ovvio il riferimento al
Chiapas degli zapafisti; altrettanto sconta-
to il richiamo alla Bolivia dei movimenti in-
digeni- che hanno portato alla presidenza
Evo Morales o ai forti movimenti contadini
indiani; meno noto il fatto che in Ecuador
‘ siano stati proprio i popoli indigeni a deter-
minare la cacciata di alcuni presidenti ac-
quisenti al Washington Consensus. E po-
chi ricordano quel contadino coreano che
a Cancun si tolse la vita in nome della dife-
sa di una «madre terra» violentata dalle
multinazionali agro-alimentari.

Il discorso di Salinari, che va ricordato è
presidente di «Terre des Hommes», non si
limita però alle realtà nel Sud del mondo.
Forte è, ad esempio, il costante invito a
quanti si oppongono al neoliberismo nel
Nord del pianeta a «inventare» una dirnen-
sione mitologica di quell’altro mondo pos-
sibile che vogliono costruire.
Il castello di sabbia esce a dieci anni dal-
la rivolta di Seattle e di quel movimento
globale ne rimangono ben poche tracce al-
meno alle nostre latitudini, anche se è au-
spicabile che al prossimo meeting ministe-
riale sul clima di Copenaghen l’attivismo
ecologista si manifesti alla luce della lettu-
ra del disastro ambientale come frutto av-
velenato di uno sviluppo economico basa-
to sullineguaglianza sociale. Ma al di là di
quanto avverrà nella città danese, le tesi
presentate da Salinari meritano comun-
que attenzione se contestualizzate in socie-
tà secolarizzate come quelle europee o nor-
damericane. È davvero necessaria l’elabo-
razione di una mitologia «resistente» per
sviluppare l’idea di un altro mondo possibi-
le? Ad esempio, lo scrittore collettivo Wu
Ming sostiene che serve non tanto l’inven-
zione di una nuova mitologia, quanto una
narrazione «epica» dei momenti di resisten-
za del passato, indipendentemente dalla lo-
ro sconfitta o vittoria. Altri scrittori – Massi-
mo Carlotto eValerio Evangelisti – invitano
invece a fare i conti con la memoria colletti-
va dei movimenti sociali, cercando di far .
emergere l’attualità di alcune visioni e pun-
ti di vista della realtà che altrimenti andreb-
bero persi. Proposte e percorsi di ricerca di-
versi da quelli proposti da Salinari. Ma tutti
finalizzati a elaborare un punto di vista for-
te sulla realtà, momento necessario per
contrastare il capitalismo globale.