è uscito SMS - Simboli, Misteri, Sogni - anteprima online

S.M.S, sabato 19, ore 18,30 Liberia delle Moline, con Franco Farinelli


tel.: 051 23 20 53

LIBRERIA delle MOLINE

via delle Moline, 3/A Bologna

SABATO 19 MAGGIO 2012

ORE 18:00

RAFFAELE K. SALINARI

PRESENTA

“S.M.S. SIMBOLI MISTERI SOGNI”

NE PARLA CON L’AUTORE

FRANCO FARINELLI

Docente ordinario di Geografia

Direttore Del Dipartimento di Filosofia e Discipline Della Comunicazione dell’Università di Bologna

*

Ǒsip Mandel’stam era convinto che una volta chi non aveva viaggiato non osasse scrivere. Perciò subito un avviso: non soltanto chi ha scritto le pagine che seguono ha viaggiato molto, ma ha viaggiato a lungo (e continua a farlo) all’interno della regione più impervia e misteriosa che vi sia, rispetto alla quale nessuna isola non trovata o nessun inarrivabile e alla fine inesistente paese d’Agysimba reggono il confronto…

Dall’introduzione di Franco Farinelli

Simboli: i gemelli Hypnos e Thanatos, il Sonno e la Morte, compaiono su di un Cratere attico del 500 a.C. come interpreti di un messaggio nascosto nei versi dell’Iliade. All’inizio della seconda guerra mondiale, il filosofo Walter Benjamin iniziava le sue Tesi sul concetto di storia scegliendo la figura simbolica del Turco l’automa giocatore di scacchi che aveva sconfitto anche Napoleone. Misteri: ma il Turco era solo una semplice macchina, o piuttosto un cyborg ante litteram, come aveva intuito E. A. Poe? E che fine ha fato? E cosa ci faceva Stalin in Italia nel 1907? Sogni: nel “Cuore di tenebra” del continente africano, l’incontro con un pigmeo nella foresta del Congo diventa parte di un sogno di guarigione.

SMS; Simboli, Misteri, Sogni: le storie che svelano il linguaggio della trama nascosta.

Raffaele K. Salinari è nato a Zurigo il 5 gennaio del 1954. Si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Milano specializzandosi in Chirurgia di Urgenza ed Ostestricia. Ha lavorato per oltre vent’anni in Asia, Africa ed America Latina come esperto di sviluppo sanitario per diverse Ong internazionali ricoprendo anche il ruolo di consulente sui problemi sanitari per Agenzie delle Nazioni Unite quali UNICEF, WHO e UNHCR. Attualmente insegna “Gestione del Ciclo del Progetto” presso le Università di Urbino, Bologna, Parma e Terragona, in Spagna. Scrittore e pubblicista, ha collaborato con Il Manifesto, è autore di d saggi sulla globalizzazione ed ha pubblicato per le edizioni Punto Rosso – Carta la “Trilogia delle Re-esistenze”.

 

 

 

 

“In fuga dalla mia terra”, conferenza venerdì 18 maggio Faenza

 

Comune di Faenza - Provincia di Ravenna - Regione Emilia-Romagna

Altroconsumo, Amici Mondo Indiviso, Anolf Ravenna, Centro di Documentazione don Tonino

Bello, Comitato Spontaneo per la Pace, Consulta degli Immigrati, Emergency, Faenza Multietnica,

Farsi Prossimo, Insieme per Crescere, Libera Università per Adulti di Faenza, Pax Christi,

Senegalesi Insieme, Casa del Teatro/ Teatro Due Mondi

con il Patrocinio della Consulta del Volontariato di Faenza

In collaborazione con Perglialtri, Centro Servizi per il Volontariato, Ravenna

venerdì 18 maggio 2012

ore 20.45

SALA CONFERENZE MIC

Viale Baccarini, 19 – Faenza



“IN FUGA DALLA MIA TERRA”



 

 Conferenza con Raffaele K. Salinari

Presidente della Federazione Internazionale Terre Des Hommes

Medico specialista in Chirurgia di Urgenza ed Ostetricia. Ha lavorato per una ventina di

anni in Africa Asia ed America Latina come medico responsabile di diversi programmi di

sviluppo socio-sanitari. Ha ricoperto incarichi di dirigente di Ong italiane e di consulente

delle Nazioni Unite sui problemi sanitari. È attualmente presidente di Terre des Hommes

International. Membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale, dal 2001

insegna Ciclo del Progetto e Diritto dell’Unione Europea presso le Università di Urbino,

Parma, Bologna, Ravenna, Tarragona (Spagna). Scrittore e pubblicista, ha curato diversi

saggi sui processi di globalizzazione; collabora con diverse riviste del settore.



 

  







 

La sciateCIEntrare! Quali alternative al CIE? Bologna 10 maggio

Quali alternative ai CIE_Bologna_10 Maggio

 

 

Deg Herl & Jurassic in concert 28 4 2012 Teatro degli zingari Genova ore 21

Leggi tutto…

Video Lezione su Project Cycle Management

Lezione su Project Cycle Management
University of Hanoi
Marzo 2012

Marcondirondera 2012 Staranzano, 13-14-15 aprile Programma del convegno

Marcondirondera 2012

Staranzano, 13-14-15 aprile

Programma del convegno

VENERDì 13 APRILE 2012 – Stalle Rosse

18.30: Accoglienza e registrazione partecipanti

19.30: Cena condivisa a buffet

20:30: Intervento di saluto di Pierluigi Monaco

21.00: Proiezione del film “Inside Job”, di Charles Ferguson (2010), sulla crisi finanziaria del 2008.

SABATO 14 APRILE 2012 – Sala Del Bianco

9:30: Cosa sta succedendo in Nord Africa, in Usa, in Grecia, in Spagna e in Italia? interviene

Raffaele K. Salinari.

10:45: pausa caffe`

11:15: Come si intrecciano guerra e finanza: che influenza hanno sul nostro quotidiano?

intervengono Achille Lodovisi e Melita Richter

13:00: pausa pranzo (Stalle Rosse)

14:30: Come costruiamo un’economia a misura d’uomo (e di donna) in tempo di crisi?

intervengono Andrea Baranes e Chiara Belingardi

16:15: pausa caffe`

16:45: discussione plenaria moderata

17:30: fine lavori

18.00: CONFERENZA PUBBLICA – Sala Del Bianco

“Come costruiamo un economia di giustizia in tempo di crisi?”

Relatori: Andrea Baranes, Raffaele K. Salinari, Achille Lodovisi. Modera Melita Richter.

20.00: Cena (Stalle Rosse)

21.00: Momento conviviale e musicale

DOMENICA 15 APRILE 2012 – Sala Del Bianco

9:30: Come utilizziamo le nuove tecnologie per comunicare e essere informati? intervengono

Tiziana Melloni e Raffaele K. Salinari:

11:15: pausa caffe`

11:45: Cosa faremo quando Israele attaccherà le centrali nucleari iraniane? discussione plenaria

moderata

13:00 pranzo (Stalle Rosse)

14:30 Che influenza puo` avere il nostro quotidiano sulle nostre dinamiche globali? discussione

plenaria moderata

16:00 Chiusura lavori

 

 

 

La riforma mancata ( nonostante il Ministro)

Le domande sono semplici, e le risposte, a questo punto, anche. Perché tra le riforme approvate o da approvare, a tambur battente dal Governo tecnico, peraltro sostenuto da una maggioranza trasversale di destra, centro, centro sinistra, non si parla di quella della Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, la cui legge vigente risale addirittura al 1987, prima della caduta del muro di Belino? Perché, pur in presenza di un Ministro per la Cooperazione all’integrazione sociale, l’ottimo “tecnico” Riccardi, il Parlamento langue, mentre si continua a prender tempo convocando tavoli di consultazione, rituali iniziative di partito, a maggior ragione in presenza di almeno dieci anni di audizioni, decine di proposte di riforma, dibattiti, riflessioni e via enumerando? Come mai i fondi per le attività di solidarietà internazionale continuano ad essere erosi ogni qual volta si debba far cassa (ultimo clamoroso esempio il 5 per mille deviato verso le emergenze territoriali) in assenza di scandali da prima pagina? Come mai l’Italia è l’ultimo Paese dei G8 come dotazione di fondi per questa attività e non rispetta in nessun modo gli impegni internazionali presi in sede ONU e UE senza che il Presidente del Consiglio lo consideri un problema di profilo internazionale? La risposta a queste serie di domande, abbastanza retoriche ovviamente, è che la riforma della Cooperazione, ed il conseguente aumento dei fondi, non c’è l’hanno chiesta né i mercati, né le Borse. E dunque, come direbbe Nietzsche, il resto è conseguenza. A questo punto, se ce ne fosse bisogno, si evidenza ancora più chiaramente a chi risponde il Governo “tecnico” al quale i partiti, in affanno di elaborazione politica, sono estremamente contenti di affidare il proprio, seppur residuale, protagonismo. In realtà dietro la riforma della Cooperazione internazionale, vive un’idea radicalmente diversa non solo delle relazioni internazionali ma anche della solidarietà sociale, della coesione interna, della costruzione stessa di una democrazia inclusiva e che consenta la percorribilità dei diritti da parte di tutti i cittadini e non solo di chi ha accumulato privilegi, sapere e potere. All’epoca dell’indipendenza dell’India il Mahatma Gandhi insisteva con i suoi collaboratori nella necessità di costruire un’India libera, sovrana, e che potesse assicurare le cure ai lebbrosi. Alla domanda sul perché ci si dovesse impegnare tanto per questi reietti, il Mahatma spiegava che se si fosse riusciti a costruire un sistema di welfare che si prendeva a carico gli ultimi, certamente si sarebbe stati in grado di includere tutti gli altri. Questa è logica che ha guidato, dalla seconda metà degli anni settanta sino alla nascita del WTO, la politica estera dell’Europa comunitaria, allora convinta che la coesione interna tra gli stati passasse anche da una messa in comune delle politiche di sviluppo verso i paesi terzi. Se oggi pensiamo alle occasioni perse nei confronti dell’inclusione all’interno di un quadro euro mediterraneo delle “primavere arabe” e di come stiamo lasciando andare in frantumi gli accordi di associazione europea con la Turchia, capiamo che l’assenza della riforma della Cooperazione in Italia è solo uno dei tasselli di questo progetto neoliberista che, non solo produce ed alimenta la crisi, ma ha bisogno di gradienti sempre più acuti di “insicurezza” per giustificare l’assenza di democrazia e la dittatura di una razionalità economica attualmente e simbolicamente opposta a quella del vivente.

Raffaele K Salinari

 pubblicato sul  Il Manifesto del 8 aprile 2012

 

Il coccodrillo di Pol Pot

Siem Rap (Cambogia)

 

Cosa sia realmente successo in Cambogia, quanti siano stati i morti ammazzati dal regime dei khmer rossi, che ha governato il paese asiatico dal 1975 all’invasione vietnamita del 1978, non lo sa realmente nessuno. Un episodio tra i più oscuri della guerre fredda, sullo sfondo di un Sud est asiatico preda non solo della contesa tra Usa e Unione sovietica, ma visto oramai come “giardino di casa” dalla Cina di Mao e Zhou Enlai. Al tempo della presa del potere da parte dei khmer rossi il loro stratega indiscusso e Capo dello stato era Khieu Samphan detto “il fantasma”, perché per anni era stato dato per morto, ucciso dalla polizia segreta del principe Sihanouk, che lui criticava per le scelte stravaganti e la corruzione dilagante. Il principe, che faceva ammazzare a bastonate i ribelli al suo regime, proprio come pochi anni dopo avrebbero fatto i khmer rossi, lo accusò di aver fomentato una rivolta a Batambang, ordinandone l’esecuzione. In realtà Samphan, un raffinato intellettuale marxista laureato alla Sorbona, aveva già raggiunto lo sparuto gruppo di guerriglieri comunisti che, dal lontano 1954, cercavano di conquistare un territorio che si potesse definire “liberato”. Il Primo ministro del nuovo regime khmer era invece il “fratello numero Uno”, il meno appariscente e sconosciuto Pol Pot, forse il nuovo nome di battaglia di Saloth Sar, vecchio segretario del Partito comunista khmer, ed il suo Vice Ieng Sary. Per ben due anni a nessun giornalista occidentale fu possibile entrare nel paese; le uniche notizie erano quelle dei profughi che riuscivano a fuggire in Tailandia, e che raccontavano storie raccapriccianti di vere e proprie esecuzioni di massa, di migliaia di persone uccise nei modo più barbari e gettati nelle fosse comuni. All’epoca la propaganda occidentale si mischiava ai fatti vissuti e distinguere la menzogna dalla storia non era facile. Fatto sta che, a fronte della tragedia del popolo cambogiano, nessuna Commissione d’inchiesta internazionale sui presunti crimini del regime cercò di recarsi nel paese, nessuna mozione di condanna internazionale fu presentata al Consiglio di sicurezza, anzi; il Governo di Pol Pot, sostenuto ambiguamente dalla Cina, fu riconosciuto come legittimo rappresentante del popolo cambogiano e sedette nel seggio destinato alla Cambogia nel’assemblea dell’ONU. L’invasione vietnamita, in chiave anticinese, mise fine al regime dei khmer rossi, ma anche la Cina, dopo la visita di Pol-Pot a Pechino nel 1978 aveva cercato di convincere il “fratello numero Uno” ad ammorbidire il regime. Dopo la caduta del regime comunista la guerra civile ha insanguinato la Cambogia sino agli anni novanta, quando il Principe Sihanouk è tornato a governare la “sua” Phnon-Penh attraverso una monarchia parlamentare. Cosa resta di quel periodo? I cambogiani sono una popolazione giovane, chi è attivo oggi è nato dopo quel periodo e non ama ricordarlo se non come qualcosa che appartiene ad un altra storia. Ma, come un fantasma che a volte ritorna a rammentare al presente il suo passato, il ricordo degli anni di Pol Pot si materializza nelle situazioni più impensate e sotto le forme più diverse, arrivando a riaprire il vaso di Pandora della memoria sopita. Questa volta prende una forma animale, di un rettile potente ed arcano, la cui immagine simbolica parla di crudeltà; le sue lacrime sono l’espressione per antonomasia del falso rimorso: il coccodrillo. Mi fermo sulla via del ritorno dai templi di Angkor, abbacinanti di sole e di bellezza sotto il calore impietoso della stagione che precede il monsone, ad una fattoria di coccodrilli. Alcuni cartelli dicono che si possono dare loro da mangiare pesci e volatili vivi. Mentre osservo un gruppo di questi rettili particolarmente vecchi, un gruppo di turisti giapponesi decide di dare in pasto un’anatra viva. Mi allontano discretamente dalla folla nipponica che arma i telefonini come macchine da presa. Dopo poco sento l’inconfondibile scatto delle mandibole possenti triturare la povera preda, mentre già partono i video messaggi. Discosto un vecchio cambogiano osserva la scena ed annuisce tra se e se. Mi si avvicina e mi indica l’alligatore che ancora stringe nella bocca l’anatra appena morta. “Lo sapevo che se la sarebbe presa lui”, mi dice in un francese senza esitazioni, come a rispondere ad una domanda. “Quel coccodrillo è vecchio ma ha mangiato in gioventù una carne molto particolare, che lo ha reso più forte e crudele degli altri: carne umana”. Al mio sguardo interdetto continua la sua storia. “Io ero giovane all’epoca dei khmer rossi; ero un allevatore, ma fingevo di essere un semplice contadino che viveva qui. Noi prendevamo i coccodrilli dal lago e li tenevamo sino a quando non erano abbastanza grandi per ricavarne la pelle. Quel coccodrillo apparteneva alla mia famiglia. Un giorno sono arrivati i khmer rossi con un prigioniero, ci hanno chiesto dove erano i coccodrilli. Loro ne hanno radunati un certo numero e poi hanno gettato loro in pasto il prigioniero. Il mio coccodrillo è quello che lo ha ucciso. Oggi è molto vecchio ma si ricorda ancora di quella carne. Da allora è diventato particolarmente feroce ma io l’ho sempre accudito, in ricordo di quei giorni che non vorrei tornassero mai più. Quando a volte i giovani mi dicono che esagero, che tutto questo ce lo siamo inventato noi vecchi per fargli paura, che non è possibile che siano accadute cose di questo genere in Cambogia, io li porto qui e gli narro la storia del mio coccodrillo. Loro lo guardano mentre magia e capiscono che ho detto la verità”.

 

Raffaele K Salinari